II permafrost e i “virus giganti”

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Il surriscaldamento globale porta alla fusione del terreno congelato. La comunità scientifica guarda agli agenti patogeni rimasti intrappolati per millenni

Un circolo vizioso dalle imprevedibili conseguenze. Il surriscaldamento dell’atmosfera causato dai gas serra determina lo scioglimento dei ghiacci, spianando la strada a nuove rotte artiche e soprattutto allo sfruttamento delle ingenti risorse di petrolio e gas imprigionate nel sottosuolo. Proprio quegli stessi combustibili fossili causa del crescente aumento delle temperature sul globo.

Ma non è tutto. Il permafrost - lo strato di terreno congelato profondo sino a 1.500 metri – potrebbe imprigionare altri pericoli, sotto forma di agenti patogeni preistorici sconosciuti ai ricercatori e al sistema immunitario di uomo e altri animali.

In uno studio pubblicato sulle pagine degli Atti dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti, un gruppo di studiosi del Centro nazionale per le ricerche francese ha messo in guardia sulle conseguenze del rapido scioglimento dei ghiacci dell’Artico (a una velocità doppia rispetto alla media globale) e sulla conseguente possibilità di risveglio di virus rimasti intrappolati da millenni nel sottosuolo. Questi, attraverso un organismo ospite, potrebbero riprodursi e diffondersi.

Per tale motivo, è massima la cautela sul risveglio del Mollivirus sibericum, scoperto nel 2015 nella regione russa di Kolyma. Si procederà in laboratorio, assicurano gli scienziati, non prima di aver accertato l’assenza di pericoli.

Il Mollivirus sibericum è quello che si definisce un “virus gigante”: supera, infatti, il mezzo micron. Complesso anche il suo genoma, composto da oltre 500 geni (il genoma del virus dell'influenza A ne ha otto). Caratteristiche rilevanti, simili al più grande virus mai studiato, il Pandoravirus, scoperto dallo stesso team nel 2013 (fino a un micron di diametro e 2.500 sequenze di Dna).

Malattie “dormienti” oggi debellate potrebbero essere dunque risvegliate e diffuse dalla combinazione tra lo scioglimento del permafrost e la massiccia presenza umana in aree oggi pressoché desertiche, ma che potrebbero essere popolate proprio a causa della maggiore accessibilità di risorse.

 

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