Il campo magnetico galattico

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Un esperimento sembra confermare la relazione tra intensità e turbolenze di plasma

Il campo magnetico è una costante nell’universo. Non solo nelle galassie, ma anche nelle sue regioni più remote.

Una questione arrovella i ricercatori. Se intense correnti di plasma all’interno delle stelle sembrano giustificare la presenza di magnetismo nelle regioni “attive” del cosmo, da cosa dipenderebbe la sua presenza anche nei tratti più deserti? Un interrogativo non da poco, se è vero che tale magnetismo gioca un ruolo determinante nel moto e nell’evoluzione di stelle e galassie.

Una teoria indica l’origine del fenomeno nei campi magnetici cosiddetti primordiali. Gli studiosi li hanno ricreati in laboratorio, con un esperimento condotto manipolando una fortissima onda d’urto, in un processo denominato “meccanismo della batteria di Biermann”. La loro intensità, però, è risultata infinitamente più debole dei campi misurati nello spazio.

Ancora un ostacolo, dunque, alla comprensione della reale portata del magnetismo cosmico. Ma l’enorme distanza tra i dati potrebbe essere colmata analizzando l’attività dalle stesse galassie. Scontrandosi tra loro, creerebbero turbolenze che innescherebbero violente trasformazioni del plasma (cui sono associati campi magnetici). L’energia cinetica così sprigionata si trasformerebbe, in parte, in energia magnetica, influenzando la forza dei campi.

Teoria, anch’essa, verificata in uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National academy of sciences”. I ricercatori hanno utilizzato uno dei più potenti laser al mondo, il “Vulcan” del Rutherford Appleton Laboratory, nel Regno Unito, e hanno fatto scontrare nubi di plasma, riproducendo ciò che avviene con le galassie.

Due sottili lamine di carbonio sono state collegate a una distanza di sei centimetri, in un ambiente saturo di gas. Fasci di laser sono stati indirizzati sulle superfici: si sono generati due getti di plasma, che si sono fusi in una sfera turbolenta. La reazione ha creato dei legami tra campi magnetici generati tra le due lamine, e soprattutto ne ha amplificato l’intensità. E lo stesso risultato è stato ottenuto mediante una simulazione al computer.

Un doppio esito che, in scala, potrebbe aver replicato ciò che accade nell’universo. Un passo importante – a ogni modo – sulla strada verso la comprensione del magnetismo che pervade il cosmo.

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