Lo scioglimento dei ghiacci causa l’aumento del metilmercurio nei mari

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La potente neurotossina legata al mescolamento tra acque dolci e salate. Lo dimostra una ricerca condotta in Canada

Non solo innalzamento dei mari.

Alle conseguenze del surriscaldamento globale dovuto alla combustione dei gas serra, ne va aggiunta un’altra, inedita e non meno preoccupante: l’aumento della percentuale di metilmercurio. Una potente neurotossina che si accumula molto rapidamente negli organismi, dallo zooplancton lungo tutta la catena alimentare.

La scoperta si deve a uno studio condotto dalla Chan School of Public Health di Boston nell’ambito di una collaborazione internazionale, pubblicato sulle pagine degli Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti.

La ricerca ha fornito la risposta a un interrogativo che da anni impegnava i biologi marini. Tutto è nato dallo studio di valutazione dell'impatto ambientale di una centrale idroelettrica delle cascate di Muskrat, in Canada. Il progetto prevede la costituzione di un vasto bacino idrico con l’allagamento della regione del lago Melville. Un lago salato, in cui – a partire dal 2012 – sono stati avviati prelievi al fine di studiarne l’ecosistema. Sono stati così scoperti alti livelli di metilmercurio, non previsti dai modelli disponibili.

Ma non solo. I prelievi hanno anche messo in relazione le concentrazioni della tossina nel plancton con la profondità: il picco è stato misurato tra nell’intervallo tra uno e dieci metri dalla superficie: esattamente quello che avviene nelle zone centrali del Mar Glaciale Artico.

La spiegazione va ricercata nelle abitudini degli organismi che formano il plancton. Quando le acque dolci si mescolano con quelle superficiali, salate, (il caso, per esempio, delle foci dei fiumi e delle acque di fusione del ghiaccio marino), si dispongono a formare strati, in cui la salinità aumenta in maniera direttamente proporzionale alla profondità del mare. E questa stratificazione permette ai materiali organici di restare sospesi, costituendo fonte di nutrimento per lo zooplancton. In quest’ultimo, però, sono anche presenti anche batteri che trasformano il mercurio in metilmercurio.

Come spesso avviene nel caso di mutamenti umani dell’ecosistema, un meccanismo naturale prende altre forme e dimensioni, dalle fattezze imprevedibili.

Della formazione del metilmercurio si dovrà tener conto, da oggi, nella valutazione delle conseguenze dell’aumento della temperatura globale dovuto alle emissioni di gas serra.

 

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