Lotta al traffico di avorio, un aiuto dal dna

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Una ricerca colloca il bracconaggio in quattro aree del contenente africano. Ogni anno sono sterminati 50mila elefanti

Ogni anno 50mila elefanti africani, un decimo dell’intera popolazione, sono sterminati dai bracconieri. Il commercio di avorio è illegale dal 1989, ma il divieto non ha scoraggiato chi fa affari d’oro con le zanne dei giganteschi mammiferi.

Un aiuto alla lotta contro questi affaristi senza scrupoli potrebbe giungere dalla scienza. Una ricerca condotta da Samuel Wasser dell'Università di Washington a Seattle e dell'Environmental Security Sub-Directorate dell'Interpol a Lione, in Francia, ha analizzato il dna delle zanne sequestrate negli ultimi anni.

Lo studio è stato pubblicato da Science ed è stato realizzato analizzando ventotto campioni, prelevati da zanne sequestrate tra il 1996 e il 2014.

I risultati collocano gran parte dei campioni in sole quattro aree del continente; due se si analizzano i prelievi dal 2006 a oggi.

L'avorio sequestrato negli ultimi otto anni proviene, nel caso degli elefanti di foresta, da Camerun, Congo, Gabon e dalla riserva della Repubblica centrale africana, vale a dire la zona del programma di conservazione African Tridom. Si sviluppa nei territori di Mozambico e Tanzania la zona in cui i trafficanti fanno invece incetta di zane di elefanti di savana.

I grandi sequestri di zanne rappresentano il 70 per cento dell’avorio illegale, calcolato in peso. Da qui l’importanza dello studio, iniziato negli scorsi anni con una mappa genetica della popolazione africana di pachidermi. Dopo aver raccolto sterco, peli e tessuti, dieci anni fa si è passati al confronto con il materiale genetico ricavato dalle zanne.

Accanto alla ricerca, sono in aumento le distruzioni di materiale sequestrato in passato e immagazzinato. Tonnellate di zanne sono state date al rogo negli ultimi mesi in Cina, Usa, Kenia, Etiopia, Dubai. Un modo per gridare ancora più forte il “no” al bracconaggio che proseguendo con questi ritmi potrebbe mettere in serio pericolo l’esistenza dei pachidermi.

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